Logo Le Terre dei Maghi
L’autunno nei boschi e negli apiari
Autunno_vert

L’autunno nei nostri boschi non arriva tutto insieme. Si riconosce poco alla volta: la luce cambia, le giornate si accorciano, le temperature del mattino diventano più basse e il verde dell’estate comincia lentamente a lasciare spazio ai colori più caldi della stagione.
Anche negli apiari il cambiamento è graduale. Le api continuano a uscire nelle ore più favorevoli e a cercare ciò che il territorio offre ancora, ma il ritmo della colonia non è più quello dei mesi estivi. Le grandi fioriture sono ormai alle spalle, le risorse disponibili diminuiscono e ogni giornata mite diventa un’occasione da sfruttare prima dell’arrivo del freddo.
Bosco e alveare seguono, in fondo, lo stesso calendario.

Un territorio che cambia ritmo

Durante la primavera e l’estate il paesaggio può cambiare rapidamente da una fioritura all’altra. In autunno il passaggio è diverso: più lento, meno evidente, ma non per questo meno importante.
Nei boschi dell’Alta Val di Vara le chiome iniziano a perdere il colore uniforme dei mesi caldi, il sottobosco cambia aspetto e le ore di sole diminuiscono. Per le api significa soprattutto una disponibilità di nettare e polline molto diversa rispetto alla stagione produttiva.
Non tutto, però, si ferma improvvisamente. Finché le temperature lo permettono, le bottinatrici continuano a uscire e a cercare le ultime risorse disponibili. Alcune fioriture tardive possono ancora offrire nettare e polline, mentre l’edera, dove presente, rappresenta una delle risorse tipiche dell’inizio dell’autunno.
È un periodo in cui il territorio continua quindi a fornire qualcosa, ma con quantità e continuità molto più variabili rispetto ai mesi precedenti.

Nell’alveare la stagione cambia

La diminuzione delle risorse esterne e l’abbassamento delle temperature coincidono con una trasformazione progressiva anche all’interno dell’alveare.

La popolazione della colonia comincia a ridursi rispetto ai mesi di massima espansione, l’allevamento della covata rallenta e diminuisce anche l’intensità dell’attività di bottinamento. Le api trascorrono sempre più tempo all’interno, soprattutto durante le giornate fredde o piovose, tornando a volare quando il sole e la temperatura rendono nuovamente possibile l’uscita.

Non significa che l’alveare sia inattivo. Al contrario, la colonia continua a consumare, spostare e organizzare le proprie risorse, preparandosi lentamente alla fase dell’anno in cui dovrà dipendere sempre più dalle scorte accumulate nei mesi precedenti.

È proprio in autunno che diventa evidente quanto il miele sia, prima ancora che un prodotto raccolto dall’apicoltore, una riserva indispensabile per la vita delle api.

Le ultime giornate di volo

Una delle immagini più caratteristiche di questo periodo è quella degli apiari nelle giornate limpide d’autunno. Al mattino l’attività può essere quasi assente, poi il sole scalda le arnie e improvvisamente davanti agli ingressi ricompare il movimento.

Sono finestre di attività sempre più brevi. Le api approfittano delle ore centrali della giornata per cercare le ultime risorse, raccogliere acqua e completare le attività che possono ancora essere svolte all’esterno.

Poi basta una giornata più fredda, qualche giorno di pioggia o un ulteriore abbassamento delle temperature perché il paesaggio dell’apiario cambi nuovamente.

In questo periodo le differenze tra un giorno e l’altro possono essere molto più marcate di quanto accada in piena estate.

Il bosco intorno agli apiari

Per noi l’autunno è anche uno dei momenti in cui diventa più evidente il legame tra gli alveari e il luogo in cui si trovano.

Le nostre api non vivono isolate dal paesaggio: ciò che accade nei boschi, nei prati e lungo i margini delle strade si riflette continuamente nella vita della colonia. La presenza o l’assenza di una fioritura, una settimana particolarmente mite o un periodo prolungato di pioggia possono modificare in pochi giorni ciò che avviene davanti all’ingresso dell’alveare.

È uno dei motivi per cui osservare un apiario significa inevitabilmente osservare anche il territorio che lo circonda.

In primavera lo sguardo cerca le nuove fioriture. In estate segue l’andamento del caldo e dei raccolti. In autunno comincia invece a misurare ciò che rimane: le ultime giornate favorevoli, le risorse ancora disponibili e il progressivo avvicinarsi dell’inverno.

Una stagione di passaggio

L’autunno non è ancora il riposo dell’inverno, ma non è più nemmeno la stagione dell’abbondanza.

È un periodo di transizione in cui il bosco rallenta e, insieme a lui, cambia anche la vita dell’alveare. Le api continuano a volare quando possono, sfruttano ciò che il territorio offre ancora e si preparano gradualmente ai mesi nei quali l’attività all’esterno diventerà sempre più limitata.

Negli apiari questo passaggio non avviene in un giorno preciso. Si vede nelle partenze più tarde al mattino, nel silenzio delle giornate fredde, nelle ultime bottinatrici che rientrano al sole del pomeriggio.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’apicoltura: seguendo le api, si finisce inevitabilmente per imparare a osservare anche le stagioni con molta più attenzione.